APC e iperadattamento a scuola

Per un bambino APC l’adattamento al contesto che non si interroga e non modifica se stesso  è una forzatura.

Il processo somiglia al voler entrare in abiti troppo stretti: trattenendo il respiro, evitando i movimenti ci si può riuscire, ma a quel prezzo? E quanto tempo passerà prima che il bisogno di ossigeno abbia la meglio e il vestito si strappi??

 

Il bambino APC iperadattato è “bravo” in classe, segue le lezioni, svolge il programma come gli altri.

Lo stesso bambino vede il genitore che lo attende all’uscita e appena lo raggiunge “strappa il vestito”: esce il nervosismo, la rabbia, la frustrazione, diventa aggressivo… lasciando il genitore basito.
A casa rifiuta di svolgere i compiti, che rappresentano il proseguimento di quella imposizione di un modello che gli va stretto: non bastano le ore che hai trascorso in classe, devi essere come ti vuole la scuola anche quando sei a casa tua.

Però il mattino dopo in classe è di nuovo “bravo”.
Però per le maestre va tutto bene.
Però il bambino è profondamente infelice.

I genitori si sentono impotenti e arrabbiati, non ascoltati, non creduti, senza le parole necessarie a infrangere il muro delle resistenze.

Il nostro compito è soprattutto fornire quelle parole.

 

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5 risposte a “APC e iperadattamento a scuola”

  1. Gentile Sara, per affrontare l’iperadattamento bisogna comprendere anche le ragioni del bambino. Alle volte non è pronto per mostrarsi, per sentirsi diverso agli occhi dei compagni e bisogna dargli tempo. Lo spazio per poter essere come è va costruito insieme alle maestre.

  2. Ho lo stesso problema con mia foglia all asilo. Mia figlia ha due anni e mezzo. Ha voluto lei andare all alsilo me lo ha chiesto e su dieci asili che vedemmo ha scelto lei dove andare: ambiente più dinamico, musica, possibilità di osservare i “grandi” e imparare. Fino a febbraio facevano cose sempre diverse. Lei felice. Quando scappava dal suo gruppo per andare in quello della materna dei 4-5 anni nessuno la fermava e lei felice perché assimilata ciò che si insegnava in quel gruppo e poi andava dai “piccoli” della sua età e insegnava loro cosa aveva imparato. Ovviamente i suoi coetanei rimanevano affascinati. Maika nel suo gruppo è considerata l amica “grande” in quello dei grandi invece “la bimba che sa giocare da grande e che impara”. è ben voluta e ispira simpatia e fiducia.
    Poi da febbraio… le cose sono cambiate… poche nuove attività…lei odia la ripetitività… la andavo prendere a scuola ed era annoiata poi a casa mi ritrovavo lo tsunami…. parlo molto con lei ma quando ho visto quella insoddisfazione oserei dire ” da adulta” nei suoi occhi mi sono allarmata.nessuna mamma vorrebbe vedere quel tipo di sguardo in sua figlia. Ho cercato di parlare con le maestre ma loro mi rispondevano “non si preoccupideve fare la bimba di due anni”…. come comportarmi? Ho dato vita a ricerca e contatti e finalmente ho capito compreso e ho preso contatti… tramite suggerimenti sono arrivata a una psicologa della zona formatasi in AP e con lei stiamo facendo dei passi. ..ma Maika a scuola è felice quando fa cose nuove altrimenti è sempre nervosa così arrivata a a casa le faccio fare altro in base alle sue esigenze.
    Nessuno se non è consono a i ncastrarsi in un qualcosa dovrebbe adattarsi.
    Riporto le parole dell associazione svizzera ad alto potenziale ” a un bimbo AP non gli si può chiedere di adeguarsi a una classe che non rispetta la sua crescita è come voler far adeguare un bimbo normodotato a una classedi sostegno”… la scuola dovrebbe collaborare a incentivare con altri materiali formativi la didattica dei bimbi AP e non possono negare tale diritto. Qui al Sud è più dura ma ci sono poche scuole che collaborano a questo tipo di impegni insieme ai genitori e ai psicologo in AP
    Adeguarsi significa solo peggiorare una situazione già dibper sé complessa. Non è corretto.

    1. Gentile Emilia, descrive una situazione generalizzata a tutta Italia. Appena sarà possibile procedete con la valutazione per avere più chiaro il profilo della bambina. Per ora fatevi sostenere dalla psicologa per cercare di smuovere le maestre. Quello che non offre la scuola lo offrono i genitori a casa, è così per tutti. Cerchi gruppi e genitori che condividono la sua stessa esperienza. Su fb mi trova insieme a Giovanni Galli nel gruppo “Alto Potenziale Cognitivo a 360°”

      1. Grazie mille per la risposta. Finalmente in via del tutto inaspettata osando contattare un corso dI teatro per bimbi di sei anni per chiedere quantomeno di osservare le loro attività mi sono imbattuta in un’associazione che faceva tatro e conosce perfettamente l argomento apc lavorando anche con bimbi apc. Ho appuntamento lunedì con loro almeno conoscero’ altre famiglie e potrò confrontarmi con loro e perché no? Magari organizzare insieme qualcosa. Inoltre con l associazione Le Farfalle stiamo cercando di organizzare un convegno in plusdotazione qui in Calabria per far partecipare psicologo psicoterapeuti scuola genitori e figli… almeno si conoscerà meglio l argomento e si avrà un’altra visione di insieme.
        La Conoscenza è l unico mezzo e strumento per abbattere miti e pregiudizi. Non mi abbatto…
        Ho letto i libri di Galli e il suo sito ed ero intenzionata a contattarlo..un punto di roferimento….ho contattato stepnet e la strada che mi si è aperta è davvero irta ma sostenuta da persone e famiglie che possono darci delle dritte e dei consigli.
        Scusate la mia apprensione ma non è bello vivere in una terra in cui il più delle volte ti puoi sentire sola e contornata da pregiudizi stupidi.
        Grazie di cuore
        Emy

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