APC e multieccezionalità: uno spazio da riempire

Nella pratica clinica incontriamo bambini e ragazzi con profili complessi nei quali l’Alto Potenziale Cognitivo convive con altre neurodivergenze: Spettro autistico; ADHD; DSA.

Dalla valutazione, alla presa in carico, alle indicazioni per genitori e insegnanti siamo invitati ad essere aperti a conoscere l’unicità della persona.

Focalizzandosi sul solo APC si rischia di adattare il bambino ad un modello relativo a come dovrebbe essere una persona APC. Ogni modello si crea sulla base di caratteristiche rilevate con maggior frequenza nella popolazione osservata. Se si prende un campione di bambini valutati APC si rilevano le caratteristiche che li accomunano e si presentano con maggior frequenza: si crea quindi un modello, che come ogni modello include alcuni aspetti e ne esclude altri.

Affinché ogni potenziale sia sostenuto dobbiamo considerare le molte modalità con cui si esprime l’Alto Potenziale Cognitivo.

Nella pratica clinica la normalità sono i profili multieccezionali.

Focalizzarsi solo sulle potenzialità porta sofferenza:

I genitori pensano che il figlio potrebbe fare di più

Gli insegnanti vengono accusati di non fare abbastanza

I bambini/ragazzi sono pressati, non riescono a soddisfare le aspettative e si sentono incapaci/falliti o più semplicemente pigri.

Nel mio campione clinico su 102 adulti dai 18 ai 63 anni provenienti da 14 regioni d’Italia, tutti presentavano altre condizioni che avevano impattato nel corso della vita e in parte erano state compensate. Su oltre 300 bambini e ragazzi dai 5 ai 16 anni meno del 5% presentava un profilo di solo APC. Tutti gli altri presentavano anche DSA e/o ADHD e/o Spettro autistico. Una larga maggioranza presenta difficoltà di elaborazione visiva, che necessita di training visivo.

Delineare il funzionamento del bambino/ragazzo significa portarlo alla consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza e trovare le strategie più efficaci per il suo modo di ESSERE, significa permettere agli insegnanti di vederlo per ciò che è e supportarlo affinché possa esprimere le proprie potenzialità.

Individuare le difficoltà permette di intervenire tempestivamente:

Difficoltà di elaborazione visiva à training visivo

DSA à strumenti compensativi e dispensativi, strategie di studio

ADHD à strategie per mantenere l’attenzione

Spettro autistico à consapevolezza di cosa genera sovraccarico, strategie per gli aspetti che impattano nella sfera sociale e nello studio

Ogni profilo è unico e per ognuno serve comprendere:

quali sono gli interventi a cui dare priorità

Come intervenire per valorizzare i punti di forza, ad esempio una persona che ha un pensiero visivo ha bisogno di gestire l’apprendimento e lo studio con modalità diverse da chi ha un ottimo apprendimento uditivo

Nella WISC IV le discrepanze fra subtest della stessa area e fra indici permetteva di far emergere debolezze e indirizzare gli approfondimenti necessari a strutturare degli interventi efficaci.

I cluster clinici confermavano o smentivano punti di forza: ad esempio ad un ICV elevato poteva associarsi un cluster di ragionamento fluido verbale più basso e questo portava a riflessioni sulla rigidità di pensiero o la lentezza nell’affrontare un compito nuovo e la necessità di prendere confidenza, allenarsi per evidenziare le proprie potenzialità.

Cosa cambia con la WISC V?

I subtest vengono accorpati in indici, spariscono i cluster clinici.

Perdiamo il subtest Ragionamento con le parole utilissimo per i nostri profili. Insieme a Somiglianze faceva calcolare il cluster Ragionamento fluido verbale, che serviva come confronto con l’indice di comprensione verbale, che includendo Vocabolario e Comprensione poteva risultarne abbassato in profili di APC + autismo. Dobbiamo quindi somministrare sempre tutti i subtest e guardare anche quelli che non rientrano nel calcolo dei singoli indici.

Perdiamo anche Completamento di figure utile a rilevare/confermare difficoltà di elaborazione visiva, ma sono stati aggiunti altri subtest visivi e visuospaziali: Confronto di pesi e Puzzle (già presenti nella WAIS IV) e Memoria di immagini (già presente nella WPPSI IV).

Gli indici Comprensione Verbale, Visuo Spaziale e Ragionamento Fluido vengono calcolati con solo due subtest.

Basta una caduta per abbassare di molto l’indice.

Nella WISC V viene dato più spazio ed enfasi a prove non verbali. Questo può penalizzare chi ha disturbi di elaborazione visiva e maggiori capacità espressive (nella WISC IV   ICV > IRP).

Rivelarsi

Nell’immaginario il potenziale si manifesta e chiunque lo può osservare. Lo spazio e il tempo del processo di valutazione offrono (devono offrire) l’opportunità di rivelare in primis alla persona stessa il proprio potenziale. I test sono strumenti e restituiscono una parte del tutto: l’osservazione e il colloquio rimangono centrali. Ogni nuova scala presenta punti di forza e debolezza, è l’esperienza che ci permette di usarla per far emergere le potenzialità e le fatiche nei bambini e ragazzi APC multieccezionali. Dobbiamo rimanere aperti a cogliere ciò che non ci aspettiamo dal “modello” e accogliere quello che c’è.

In questo processo di valutazione si deve puntare a creare uno spazio in cui sia la persona a rivelarsi a sé stessa: non è lì per noi, ma per sé. Più siamo interessati e disponibili ad entrare nel suo mondo, più lo vedremo nelle sue sfaccettature.

Il dopo

Professionisti, genitori e insegnanti devono rimanere alleati per poter conoscere il reale funzionamento del bambino e strutturare insieme interventi efficaci considerandone l’unicità.

Ognuno è troppo complesso per pensare che i test lo esauriscano.

Il potenziale è un processo e l’osservazione nei diversi contesti di vita ci aiuta a guardarlo in azione da diverse prospettive.

Strategie utili in classe possono non essere applicabili a casa e viceversa. La persona è essa stessa un divenire e si adatta e modifica sé stessa a seconda della relazione in cui è impegnata, sia essa con fratelli, genitori, amici, insegnanti…

È pertanto auspicabile che per ogni persona che viene valutata si ragioni su quali siano i suoi bisogni e come soddisfarli: ognuno è unico.

Tutti i diritti sono riservati. Vietata la riproduzione anche parziale.

Conferenza 7 aprile 2022

𝗘𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗔𝗹𝘁𝗼 𝗣𝗼𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗖𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 (𝗔𝗣𝗖) 𝗶𝗻 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲: 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼.

Ringrazio le magnifiche organizzatrici!

VALUTARE IL PROFILO COGNITIVO NEGLI ADULTI 2E (TWICE EXCEPTIONAL)

Alto Potenziale Cognitivo + Disturbo dello Spettro Autistico Livello 1 – Sindrome di Asperger

Cos’è il potenziale?

Il potenziale è un vuoto creativo, è ciò che saremmo in grado di fare, ma ancora non riusciamo a concepire.

Il nostro potenziale non è una cosa, ma un processo in cui agiamo in prima persona e che modifica ciò che siamo. È una possibilità che ha bisogno del nutrimento che arriva dal mondo, dalle relazioni, dalle conoscenze disponibili, dalle persone che incontriamo.

Il potenziale è nello spazio in cui siamo in relazione con noi stessi e con gli altri. È un processo in divenire, inafferrabile nella sua interezza, che nel momento in cui si manifesta appartiene alla realtà.

Per esprimerlo abbiamo bisogno di stare nel mondo e di metterci in gioco.

Premessa

Valutare il profilo cognitivo in persone autistiche richiede alcuni accorgimenti e diverse riflessioni, affinché i risultati rispecchino le loro reali capacità. In questo articolo parlerò della somministrazione della scala WAIS IV1 somministrabile dai 16 anni in poi. Occupandomi di Alto Potenziale Cognitivo farò riferimento a questa condizione, ma molto di quanto riportato è estendibile a profili nella media e sopra la media.

Valutare il profilo cognitivo in adulti 2E

Il contesto deve essere a misura di persone con ipersensibilità sensoriale. Lo spazio, le distanze, le luci, gli odori, i rumori vanno gestiti. Anche se si pensa di aver organizzato tutto al meglio è opportuno chiedere, precisando che, se si prova disagio, la persona è libera di riportarlo.

I tempi devono essere rilassati. Bisogna prevedere che la persona si racconterà, avrà bisogno di divagare quando è necessario abbassare il livello di attivazione e che serviranno pause e uscite dallo studio per prendere aria, mangiare e bere. Quattro ore sono più che sufficienti.

Le condizioni: è importante che chi arriva da lontano raggiunga il luogo il giorno prima, così da essere riposato al momento della somministrazione e che alloggi in un luogo che non sia fonte di sovraccarico.

Il colloquio iniziale offre molti elementi per comprendere quale possa essere il punto di forza della persona. Chi ha facilità di espressione verbale gradirà iniziare con un subtest verbale, mentre chi fatica nel raccontarsi probabilmente preferirà una prova visuopercettiva. In questo caso è una buona scelta iniziare da Ragionamento con le matrici, che non avendo limiti di tempo permette alla persona di non sentirsi sotto pressione.

La somministrazione è organizzata, ma è possibile personalizzarla. A seconda di come la persona reagisce alle singole prove, si può organizzare l’ordine di somministrazione in modo che ad una prova non particolarmente gradita ne segua una piacevole. Certe prove possono alzare il livello di ansia e questo va osservato e gestito anche interrompendo e proponendo una pausa.

La persona non è lì per dimostrare qualcosa, piuttosto siamo noi che dobbiamo metterci a sua disposizione per permetterle di esprimere il proprio potenziale considerandone le caratteristiche.

Diverse prove sono a tempo. C’è chi vuole sapere quanto tempo avrà e chi va in ansia, se teme di non averne abbastanza. Bisogna valutare se e come comunicarlo. Le prove IVE1 si svolgono in due minuti, tempo accettabile dalla maggioranza delle persone, mentre la maggior parte delle prove IRP1 prevede una durata per ogni item, che può essere percepita come insufficiente.

I risultati saranno discussi al termine della somministrazione e bisogna considerare lo spazio per le domande. La persona andrà rassicurata sul fatto che tutto quello che viene detto sarà riportato in relazione. Dopo ore di impegno non è semplice riuscire a memorizzare quanto viene spiegato, soprattutto se la memoria risulta compromessa.

La relazione finale dovrà riportare cosa si è osservato e spiegare, alla luce dell’intero incontro, come interpretare i risultati, quali i punti di forza e gli eventuali approfondimenti necessari. Una persona con un funzionamento complesso ha bisogno di comprendere il proprio profilo senza attribuire qualsiasi propria caratteristica ad un’unica diagnosi (è l’interazione fra le diverse condizioni che genera ciò che la persona esperisce nella propria esistenza all’interno dei contesti e delle relazioni. Nessun elemento è separabile. La stessa persona in un contesto diverso può percepire la realtà in altra maniera e manifestare il proprio potenziale di conseguenza).

Le fatiche “invisibili”

Le prove visuopercettive sono stampate su una carta semilucida che crea riflessi fastidiosi e, in alcune persone, rende difficile percepire il giallo su fondo bianco. È fondamentale eliminare fonti luminose, che si riflettono, in modo da avere una lettura pulita delle eventuali difficoltà che la persona mostra nel ragionamento visuopercettivo.

Chi ha difficoltà nell’ambito matematico non sempre vorrà cimentarsi in Ragionamento aritmetico (o lamenterà che se potesse scrivere riuscirebbe). È opportuno sostituire il subtest con Riordinamento di lettere e numeri o l’indice di Memoria di lavoro non rispecchierà le reali capacità in tale ambito. Queste prove sono uditive. Molte persone autistiche sono più visive e questo va considerato nel leggere eventuali cadute in IML1.

Confronto di pesi e alcuni item di Ragionamento con le matrici hanno un aggancio matematico. È importante valutare le cadute in questi subtest alla luce della prestazione in Ragionamento aritmetico e a quanto riportato dalla persona.

La modalità di pensiero impatta nelle prove. Chi riconosce e genera schemi sarà più a proprio agio in prove che possono essere affrontate con questa attitudine. Chi ha bisogno di argomentare, di dire molto per organizzare il pensiero, si troverà più a proprio agio in prove come Comprensione o Vocabolario.

Comprensione include diversi proverbi, che possono creare difficoltà a chi tende ad interpretare in maniera letterale. Solitamente chi ha un Indice di Comprensione Verbale molto alto riesce anche con proverbi e metafore.

Ci sono persone lente nell’organizzare il pensiero. Lasciare tempo attendendo la risposta, senza incalzare, aiuta ad abbassare l’ansia e il giudizio verso la propria prestazione. Tale lentezza apre a diverse possibili interpretazioni e non è da sottovalutare il livello di sovraccarico.

Qualcuno mostra impulsività solo in alcuni subtest o alcuni item. Osservare come e quando avviene permette di ipotizzare la presenza di altri disturbi.

Nelle persone 2E sono frequenti le difficoltà di elaborazione visiva, che impattano nelle prove visuopercettive e di velocità di elaborazione. Una valutazione optometrica si rende spesso necessaria.

In persone particolarmente sensibili agli stimoli visivi possono essere utili le lenti colorate. Quando una persona ha questo livello di ipersensibilità diventa evidente dalla fatica e dall’evitamento, che nelle prove visuopercettive si manifesta come ansia e risposta impulsiva.

Chi compensa un DSA si stanca molto velocemente.

I profili APC

Nelle persone autistiche sono frequenti profili discrepanti, che portano ad un QI4 non interpretabile. In questi casi lo IAG4 rimane l’indice di riferimento per verificare la presenza di APC.

ICV > IRP la persona potrebbe apparire “poco autistica”. Presenta proprietà di linguaggio ed espressione. È possibile che comprenda bene anche la comunicazione non verbale. Può essere logorroica. Gestire il pensiero arborescente è impegnativo. Si può smarrire fra i tanti ragionamenti e le connessioni che crea. Se associata a bassa memoria di lavoro genera confusione mentale (lo spazio di memoria si satura velocemente e la persona perde il filo dei pensieri, non riesce a selezionarli e si blocca).

IRP > ICV la personaappare più rigida, chiusa, tende a parlare poco, può faticare nell’esprimere contenuti personali. Ha facilità nel riconoscimento di schemi e può sfruttare questa attitudine per comprendere i comportamenti umani e cavarsela nelle situazioni sociali. Oltre che nelle prove IRP può andare bene in Cifrario, che propone un compito con uno schema che si ripete e in Memoria di cifre potrebbe preferire la sottoprova Riordinamento di cifre (consiste nell’ordinare dal più piccolo al più grande i numeri ascoltati).

La presenza di cadute specifiche in alcuni subtest o indici suggerisce la presenza di altre condizioni. Ad esempio persone disprassiche risultano lente in Disegno coi cubi. In questo caso è possibile sostituire il subtest con Confronto di pesi per avere un valore IRP più aderente alla reale capacità di ragionamento.

Difficoltà di elaborazione visuospaziale impattano sia in Disegno coi cubi, che in Puzzle.

IAG > ICC4 questa discrepanza rileva funzioni esecutive sottodimensionate rispetto alla capacità di ragionamento.Sarebbe opportuno valutarla anchecon ulteriori prove, quando possibile. Invita ad approfondire le eventuali difficoltà e le strategie messe in atto (ad esempio persone con scarsa memoria di lavoro uditiva si abituano a scrivere appunti, promemoria e usare allarmi), per capire quanto costituisca un reale problema nella quotidianità.

Il profilo può essere omogeneo con tutti gli indici interpretabili.

Non può essere il solo APC a far escludere la presenza di Disturbo dello spettro autistico e/o altre condizioni e viceversa. Un’attenta lettura qualitativa di come le singole prove vengono affrontate aiuta a indirizzare il clinico nel porre domande e formulare ipotesi.

Un test poco Aspie friendly

La WAIS prevede che Informazione sia un subtest principale per il calcolo dell’Indice di Comprensione Verbale (ICV). Molte persone autistiche sono esperte in ciò che è di loro interesse e non memorizzano conoscenze al di fuori degli ambiti amati. Questo subtest misura “la capacità di acquisire, mantenere e recuperare informazioni di carattere generale, chiamando in causa l’intelligenza cristallizzata2 e la memoria a lungo termine”, ma può risultare molto poco rappresentativo di ciò che intende misurare!

Comprensione nella WAIS è un subtest supplementare e misura “il ragionamento verbale, l’informazione generale, la capacità di concettualizzazione, la comprensione verbale e l’abilità di espressione verbale”. In persone che hanno bisogno di argomentare risulta un subtest valido per far emergere questa capacità. In generale è un miglior indicatore dell’intelligenza fluida2, che ci aspettiamo sia alta in un profilo di Alto Potenziale Cognitivo, pertanto è consigliabile sostituire Informazione con Comprensione3.

L’APC permette di compensare

Un aspetto da considerare è come e quanto la presenza di APC permetta di compensare difficoltà funzionali (DSA, disturbo dell’attenzione, memoria carente, difficoltà di elaborazione visiva) e relazionali. La persona può essere in costante sovraccarico, sentirsi sempre stanca, senza comprendere perché. L’osservatore non rileva né la presenza di APC, né le difficoltà. Globalmente la persona sembra “normale” e viene spesso accusata di pigrizia, scarso impegno e mancanza di volontà. In realtà è vero il contrario: l’impegno costante del compensare esaurisce le risorse. Di frequente certe carenze sono giustificate con l’essere originale, sopra le righe, strana.

Le conclusioni terranno conto di come la persona ha affrontato l’intero incontro, le singole prove, se ha avuto picchi di ansia o si è stancata più di quanto atteso. È importante considerare a quali condizioni il potenziale si esprime e individuare i fattori di stress che possono invece inibirlo o disperderlo nel compensare.

La valutazione del profilo cognitivo non è finalizzata a misurare quanto la persona è intelligente, ma come si manifestano le sue capacità, quali strategie possono aiutare e come autismo e alto potenziale si esprimono (e si bilanciano o viceversa amplificano certe caratteristiche) in una complessità unica.

1 – WAIS IV è composta da 10 subtest principali e 5 supplementari: ICV (Indice di comprensione verbale) è composto da Somiglianze; Vocabolario; Informazione. Supplementare Comprensione IRP (Indice di Ragionamento Visuopercettivo) è composto da Disegno coi cubi; Ragionamento con le matrici; Puzzle. Supplementari Confronto di pesi e Completamento di figure. IML (Indice di Memoria di Lavoro) è composto da Memoria di cifre e Ragionamento aritmetico. Supplementare Riordinamento di lettere e numeri. IVE (indice di Velocità di Elaborazione) è composto da Ricerca di simboli e Cifrario. Supplementare Cancellazione.  

2 – Intelligenza cristallizzata e Intelligenza fluida Il termine “Cognitivo” ci parla di potenziale nelle aree relative alla capacità di ragionamento, apprendimento, utilizzo di conoscenze, risoluzione di problemi. Nelle persone plusdotate/APC l’aspetto cognitivo che ci aspettiamo emerga come nettamente superiore alla media è soprattutto relativo all’intelligenza fluida. Cos’è L’intelligenza fluida? È l’abilità di risolvere nuovi problemi, cogliere connessioni, costruire conoscenza.  Si contrappone all’intelligenza cristallizzata relativa alle conoscenze acquisite in base alla cultura di appartenenza e quindi alle esperienze maturate, la socializzazione vissuta, la scuola frequentata, la famiglia in cui si è nati. Per la naturale propensione all’apprendimento e lo sviluppo precoce anche l’intelligenza cristallizzata è elevata in una persona APC.  

3 – Nelle scale Wechsler è possibile sostituire al massimo due subtest principali con due supplementari.  

4 – Il QI (Quoziente Intellettivo) viene calcolato sommando i punteggi ponderati dei dieci subtest principali. Lo IAG (Indice di Abilità Generale) somma i punteggi ponderati di ICV e IRP evidenziando così la capacità di ragionamento senza memoria di lavoro e velocità di elaborazione. ICC (Indice di Competenza Cognitiva) si calcola sommando i punteggi ponderati di memoria di lavoro e velocità di elaborazione. È una prima misura delle funzioni esecutive, ma non sufficiente.  

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Il contenuto esprime quanto osservato e provato in una prospettiva clinica.

Conferenza 12 gennaio 2023

Per chi non c’era, per chi voleva esserci qui trovate la registrazione della conferenza del 12 gennaio 2023 presso libreria Lovat di Villorba.

Ringrazio gli organizzatori per l’invito.

Cos’è l’Alto Potenziale Cognitivo

Questo articolo riassume cosa sia l’Alto Potenziale Cognitivo. E’ il testo che inserisco nelle mie relazioni. Scrivendomi è possibile averne copia in PDF.

La plusdotazione/APC è una neuroatipicità, che si presenta con caratteristiche neuropsicologiche specifiche: velocità di elaborazione, ipersensibilità, iper-reattività emotiva, pensiero divergente e arborescente, precocità nel raggiungimento delle tappe di sviluppo cognitivo.

Essere APC è più complesso dell’essere “più intelligenti” della media.  L’aspetto generale che caratterizza le persone APC è un’elevata intelligenza fluida, ovvero l’abilità di risolvere nuovi problemi, cogliere connessioni, costruire conoscenza. L’intelligenza fluida si contrappone all’intelligenza cristallizzata relativa alle conoscenze acquisite in base alla cultura di appartenenza e quindi alle esperienze maturate, la socializzazione vissuta, la scuola frequentata, la famiglia in cui si è nati. Per la naturale propensione all’apprendimento e lo sviluppo precoce anche l’intelligenza cristallizzata è elevata in una persona plusdotata.

La persona plusdotata sceglie le attività che la interessano e le “abita” con tutta se stessa. Questa intensità con cui vive le esperienze la caratterizza in ogni ambito. Se un compito non è motivante potrà comunque svolgerlo, ma ciò non attiverà le sue capacità. Da bambino non si sentirà gratificato dal proprio lavoro e impegno, non darà valore agli obiettivi raggiunti e pertanto tenderà a sottostimarsi e tendere a rinunciare a compiti successivi temendo di non essere in grado di svolgerli. Questo funzionamento paradossale si osserva quando il bambino APC è posto di fronte a compiti troppo semplici. Viceversa il bambino lasciato libero di darsi degli obiettivi che lui reputa interessanti e sostenuto nel loro raggiungimento sarà soddisfatto, svilupperà consapevolezza delle proprie possibilità e soprattutto imparerà a indirizzare il proprio potenziale

L’elevato potenziale spinge naturalmente la persona plusdotata ad investirlo in molte attività, il proprio equilibrio viene raggiunto esprimendo le proprie capacità. Dedicarsi a queste attività è fonte di soddisfazione e allena il bambino APC alla fatica e ad un impegno che spesso la scuola non richiede proponendo una didattica che risulta troppo semplice rispetto alle loro capacità di ragionamento.

Ciò che attiva la modalità di ragionamento della persona APC è essere posta di fronte a compiti complessi, sfidanti e soprattutto non ripetitivi. Dover ripetere concetti acquisiti la spegne e in classe lo studente appare distratto, annoiato e può finire col performare al di sotto delle sue possibilità. Delle proposte adeguate aiutano a conoscere le proprie capacità e i propri limiti.

L’esperienza di vita di una persona plusdotata è legata ad un apprendimento veloce, istintivo, che inizialmente non necessita di spiegazioni da parte dell’adulto. Il bambino APC è intrinsecamente motivato ad apprendere. Trova stimoli ovunque, crea inferenze, collegamenti, si interessa, scopre, crea. La sua mente è sempre attiva. Ciò non significa che non abbia bisogno di insegnanti, ma che tenderà a voler capire da solo, a metterci del suo, a trovare soluzioni inaspettate, usare procedimenti originali saltando passaggi. Affinché queste caratteristiche emergano è necessario che il bambino incontri un ambiente che lo coinvolge attivamente.

Essere una persona plusdotata non significa avere un talento specifico, così come avere un talento specifico non porta con sé una plusdotazione. Persone plusdotate possono ottenere risultati d’eccellenza in diverse aree o solo in una, dipende dalla loro vocazione.

La forza più potente per spingere una persona APC ad attivare le proprie capacità è avere un obiettivo che per lei abbia un senso.

La caratteristica più evidente nello sviluppo del bambino è l’asincronia. Ad un livello cognitivo elevato non corrisponde un uguale sviluppo motorio o emotivo. In realtà emotivamente questi bambini sono spesso avanti rispetto ai coetanei, ma le esperienze di vita sono ancora limitate per permettere loro una corretta visione e immaginare delle possibili soluzioni a pensieri angoscianti. Un bambino APC si preoccupa per situazioni che ai pari non interessano, ma non sa come gestire l’ansia che ne consegue.

La loro capacità di pensare e ragionare li porta a cercare degli interlocutori alla pari. Questo bisogno di interagire alla pari li può portare ad isolarsi o preferire la compagnia di bambini/ragazzi più grandi e/o di adulti. Si possono osservare momenti di difficoltà quando il bambino lavora in gruppo: o ne diventa leader o molla il compito o trova compagni capaci di costruire insieme un progetto stimolante.

L’ipersensibilità può portarli a reazioni forti per difendersi da ciò che sentono.

L’iperattivazione si esprime a più livelli: intellettivo, motorio, sensoriale, immaginativo, emotivo. Questa modalità di funzionamento li porta a non tollerare le ingiustizie ed essere pronti a combatterle a costo di rimetterci, finendo per interessarsi anche a questioni che non li riguardano direttamente.

Il pensiero arborescente rende la persona facilmente distraibile e può portarlo a faticare nel dare ordine alle tante idee che la sua mente è in grado di pensare contemporaneamente.

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L’ideale e il possibile

Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi.

Charles Evans Hughes

L’ideale rappresenta una meta verso la quale ambire, ma mai raggiungibile. E’ un modello col quale confrontarsi, perdendo ogni volta. E’ uno stimolo a migliorare, che non dà pace, né piacere per gli obiettivi raggiunti. A tutti i livelli dell’essere umano, l’ideale stabilisce la “forma” che si deve avere e il comportamento che si deve agire, senza guardare la persona nella sua unicità. Ripropone una dimensione verticale dell’esistenza, il trascendere ciò che è umano.

Il possibile è vuoto creativo. È’ il luogo dove tutto ciò che creiamo trova ragione di esistere. È l’assenza di ogni forma e l’accettazione di ogni forma. È stimolo a cercare, senza la preoccupazione di trovare qualcosa che possa essere inadeguato. Il possibile ignora cosa sia lo sguardo normativo e ingloba ogni sfaccettatura del nostro essere umani.

Contrapporre queste istanze non vuol essere un modo di perseguire un ulteriore ideale, ma una proposta che poggia su un modello di realtà inclusiva, aperta e in costante movimento. Scegliere il possibile complica i giudizi, liberandoli dai rassicuranti limiti delle regole sociali, ma ha in sé la forza di aprire la porta alla vita vissuta, alle esperienze reali. Guardare ad una persona come ad un infinito mondo di possibilità è già pensarla come movimento-cambiamento-creatività, cioè tutto ciò che è intimamente caratteristico degli esseri umani.

“…la nostra libertà di scelta non è tra le cose, ma tra i significati che noi conferiamo alle cose, per cui noi siamo liberi perché siamo donatori di senso e perché scegliamo in base al senso che diamo.” (Galimberti, 1983)

La clinica, l’incontro fra due persone, pone la persona in un contesto interattivo nel quale essa è protagonista nel dare espressione al possibile, assecondando se stessa nel viversi all’interno dell’interazione stessa. È nello spazio dell’interazione che trova senso la scelta di esplorare in sé vissuti, emozioni, pensieri. La relazione è uno stimolo, offre possibilità e spazio all’espressione. Il contesto che si propone come spazio di possibilità permette di accogliere quelle esplorate e di esplorarne di nuove.  L’incontro crea un contesto dove “allenarsi” ad essere, senza che sia necessario pensare a come essere, una sorta di palcoscenico alternativo, dove recitare nuovi copioni senza il timore di ricevere “critiche negative”.

Il mondo in cui nasciamo appare definito e con dei limiti concordati, ma è solo in questo mondo che il nostro esserci può trovare le sue possibilità. Ovunque siamo, portiamo noi stessi, ciò che siamo, ma la nostra complessità si mostra e si nasconde, parti di noi emergono, mentre altre rimangono sullo sfondo. In uno spazio clinico queste parti danzano mostrandosi e celandosi allo sguardo.

È in quello spazio e in quel tempo del movimento intrapsichico che la persona sente di “cambiare”, addirittura assapora un senso di libertà.

A.A.A.A.A.: il bambino APC in classe ovvero Asincronia, Accelerazione, Arborescenza, Arricchimento, Approfondimento

Alla domanda “Come gestire l’alunno ad Alto Potenziale Cognitivo?” provo a rispondere sinteticamente.

  • Definire obiettivi a lungo termine
  • Definire obiettivi a breve termine
  • Strutturare le attività necessarie a realizzare obiettivi a breve termine
  • Sfruttare i punti di forza e gli interessi del bambino
  • Potenziare i punti deboli
  • Gestire la presenza del bambino APC all’interno del gruppo classe

Obiettivi a lungo termine

Passare dal pensiero sequenziale al pensiero arborescente al pensiero sequenziale.

Le lezioni scolastiche sono impostate su un pensiero sequenziale, mentre la mente APC funziona in maniera arborescente. Il bambino APC ha bisogno di imparare a gestire il pensiero arborescente e sfruttarlo per costruire conoscenza che possa essere condivisa e compresa da chiunque.

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Queen of Katwe: quando gli scacchi ti salvano la vita

Queen of Katwe è un film del 2016 che racconta la storia vera di Phiona Mutesi nata nelle baracche di Katwe a Kampala in Uganda.

Phiona ha 9 anni, è analfabeta, aiuta la famiglia vendendo verdura al mercato, quando trova un missionario che insegna a giocare a scacchi ai bambini della baraccopoli scopre possibilità inaspettate.

Phiona non ha mai studiato, non ha mai dovuto ragionare su compiti complessi, eppure inizia a tirar fuori il proprio potenziale. Impara le regole degli scacchi, si allena ogni giorno, pensa, immagina e ragiona sulle mosse scoprendo schemi che nessuno le ha mostrato.

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Neuroni Specchio ed Emozioni

Quando uno ti conosce, nessuno è un estraneo, nessuna porta è chiusa.          Rabindranath Tagore

Cos’è un’emozione? È un processo che si attiva a seguito di uno o più stimoli e che coinvolge reazioni fisiologiche, cognitive, comportamentali. Quando proviamo un’emozione il nostro stato cambia.

Le emozioni ci parlano di ciò che proviamo, esprimono sensazioni piacevoli o sgradevoli, ci mettono in relazione col mondo.

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